
“Claudio, per scrivere di moda devi essere interessato alla moda”.
Quando me lo sono sentito dire da Marco – qualche mese fa, di fronte a una domanda un po’ risibile – mi sono scoperto punto nell’orgoglio.
Non che non avesse ragione, intendiamoci: io di moda non ne capisco nulla davvero. Mi curo poco, mi vesto in maniera sciatta. Non so riconoscere un Roberto Cavalli da un Vivienne Westwood. Una lana da un cashmere. Un viola da un pervinca. Un dramma, insomma. La cosa più vicina all’interessarmi alla moda che io abbia fatto in vita mia è stata a quattro anni, quando mi sono imposto contro mia madre che voleva ancora affibbiarmi vecchie collezioni di vestiti di mio fratello più grande. Neanche fossi un tipo da outlet.
…
Punto nell’orgoglio, dicevo. Perché, per quanto finto modesto, sotto sotto, un egocentrico non potrà mai accettere di essere messo di fronte alla sua incapacità di fare qualcosa. Qualsiasi cosa. A parte montare i mobili Ikea, ovvio: nessuno è in grado di farlo senza che gli avanzino pezzi.
Quindi, questo blog. Per dimostrare che anche chi non capisce nulla di moda può parlare di moda. Per riderci un po’ su. Per curare le piccole idiosincrasie che ci portiamo dietro. O per qualcos’altro: si vedrà.
Per ora si va avanti finché si può, e si naviga a vista. Tempo stimato prima del naufragio? Meno della durata di una collezione Guru.
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